Ciò che attira la nostra attenzione in maniera particolare, in qualche modo rimane impresso nella nostra mente. Il Cognitive Bias Codex, l’elenco dei pregiudizi cognitivi a cui siamo soggetti ogni giorno, chiama questo fenomeno effetto bizzarria (con l’accento sull’ultima ì). L’etimologia della parola “bizzarro” aiuta a capire il concetto.
“bizzarro” ha un’origine incerta. Potrebbe derivare da “bizza“, termine che identifica specificatamente la rabbia di un bambino, il quale non la dimostra solo col pianto o con la voce, ma anche coi gesti. I movimenti durante un momento di rabbia sono scoordinati, perciò è dal termine che indica questa idea che potrebbe derivare la parola.
Alternativamente, si potrebbe spiegare la nascita di questa parola con lo spagnolo bizarro, che differisce dall’italiano solo per una R. Il termine spagnolo significa ancora oggi “valoroso” o “forte”. Questa parola a sua volta si è evoluta in maniera a noi sconosciuta, ma precedentemente il concetto alla base era trattava barba, simbolo della forza.
Non ogni giorno vediamo cose strane nella nostra vita, tuttavia questo bias cognitivo è molto più chiaro quando si parla di opere famose. Ad esempio, il dettaglio più ricordato della Gioconda è il suo bizzarro sorriso, non lo sfondo sfocato. O nel quadro di Dalì La persistenza della memoria ricordiamo bene gli orologi sciolti, ma le formiche che sono appoggiate su un orologio non sono ciò che ci rimane impresso, come non ci rimane impressa la mosca che è appoggiata su uno di essi.
Questo fenomeno ovviamente non avviene solo per le opere d’arte, ma anche per i testi scritti. Molte persone, sentendo parlare di Freud, leggono il suo libro L’interpretazione dei sogni e rimangono molto colpiti dalle sue teorie. Altri libri dello stesso scrittore, però, non appassionano il lettore nello stesso modo. Psicopatologia della vita quotidiana, ripetendo in maniera fin troppo pratica i concetti del libro precedente, finisce per essere poco bizzarro e troppo difficile da ricordare.
L’effetto bizzarria ci aiuta a ricordare le cose che troviamo strane, perciò non sempre i suoi effetti sono negativi o limitanti. Essere vittime di questo bias cognitivo quindi non dovrebbe sembrarci insolito. Eppure trovarlo insolito è il primo modo per ricordarsene.